
La cosa più sorprendente di Einstein era la sua straordinaria forza vitale, interamente convogliata in un unico canale: quello del pensiero originale e della ricerca. Lentamente mi resi conto che proprio in questo risiedeva la sua grandezza. Nulla era importante quanto la fisica. Nessuna relazione umana, nessuna vita personale era essenziale quanto il pensiero e la comprensione di come «Dio abbia creato il mondo». […] Dietro la sua attività esteriore si percepiva la calma e vigile contemplazione dei problemi scientifici; il meccanismo del suo cervello lavorava senza interruzione. Era un movimento continuo che nulla poteva arrestare. […]
La chiave per comprendere il ruolo di Einstein nella scienza risiede nella sua solitudine e nel suo distacco. Sotto questo aspetto differiva da tutti gli altri scienziati. […] Non aveva mai studiato fisica in una celebre università, non apparteneva a nessuna scuola; lavorava come impiegato in un ufficio brevetti. […] Per lui l’isolamento fu una benedizione, poiché impedì al suo pensiero di incanalarsi nei percorsi convenzionali. Questo distacco, questo modo indipendente di affrontare problemi che Einstein formulava da sé, senza seguire la folla ma cercando i propri sentieri solitari, costituisce il tratto più essenziale della sua opera creativa. Non si tratta soltanto di originalità, né soltanto di immaginazione: è qualcosa di più.
Leopold Infeld, fisico che collaborò con Einstein a Princeton.
